Francesco Benozzo - Fabio Bonvicini

Lambrusco & Champagne

(Corsiero editore, Reggio Emilia, 2020; ISBN 978-88-32116-24-3; 16,50 €)

A metà dell’Ottocento, in una terra d’Emilia che anche i quadri dei pittori coevi ci mostrano caratterizzata da paesaggi in cui le zone selvose si intrecciano a quelli delle estese e antiche piantate dei vigneti, Antonio Galloni, l’illuminato direttore dell’Istituto San Lazzaro – uno dei maggiori manicomi italiani dell’epoca –, avanza alla Società agraria reggiana la suggestiva proposta di fare del lambrusco il vino della regione, con lo scopo di ottenere un prodotto adatto all’esportazione. Nella sua idea visionaria, oltre ad arginare il crescente numero di persone affette da pazzia a causa di un eccessivo consumo di vini di diverse varietà, questa operazione dovrebbe creare una bevanda alcolica in grado di competere con i pregiati vini d’Oltralpe.

Questo volume, curato fa Francesco Benozzo e Fabio Bonvicini, pubblica lo scritto in questione, corredandolo di alcune schede ampelografiche e arricchendolo con scritti che da un lato inquadrano l’opera di Galloni nel suo contesto storico e di storia del pensiero, e dall’altro ne valutano la portata con riferimento all’epoca contemporanea.

Mario Alinei - Francesco Benozzo

Falsi germanismi nelle lingue romanze

(Edizioni dell'orso, Alessandria, 2018; ISBN 978-88-6274-877-3; 16 €)

L’ideologia pangermanica, razzista ed ariana, ha avuto un ruolo cruciale nella genesi della linguistica storica, nata proprio in quegli anni di metà Ottoecento, la quale – sul versante della romanistica – ha non a caso fin da subito attribuito un peso eccessivo ai cosiddetti “germanismi” nelle lingue romanze: peso che continua pedissequamente a essere riconosciuto anche oggi, nei vari dizionari etimologici e negli studi specifici, nonostante le decine di lavori dedicati allo stretto rapporto tra linguistica e ideologia razzista, e nonostante le esplicite ritrattazioni fatte dagli studiosi di discipline affini, nate anch’esse su base scientifica in quegli anni, quali l’archeologia, la storiografia e l’antropologia. L’idea che anima questo libro è quella di tornare a prendere in considerazione alcune delle parole comunemente attribuite al superstrato germanico, per verificarne una possibile etimologia latina alla luce della loro semantica e nel rispetto delle regole della fonetica storica.

Liguri, Etruschi e Celti

Popolazioni preromane tra Ferrara, Modena e Reggio

(Terra e Identità, Modena, 2018; ISBN 978-88-941359-0-9; 14 €)

Un volume dedicato alle attestazioni linguistiche e archeologiche dei popoli preromani che occuparono l'Alta Italia prima dei Romani, con una particolare attenzione prestata alle nuove sintesi etnolinguistiche sulla genesi di Etruschi, Celti e Liguri. Il libro è composto da saggi di vari autori, coordinati e introdotti da F. Benozzo

David Bowie

L'arborescenza della bellezza molteplice

[con allegato il CD "Ytiddo BPB"]

(Safarà / Universalia, Pordenone, 2018; ISBN 978-88-941359-0-9; 13 €)

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Un vita ispirata, ossessionata e imprendibile. David Bowie volle costantemente ridiventare ciò che era prima di essere, e questa è la sua arte. La sua bellezza molteplice, la sua eleganza decadente e solitaria, il firmamento malinconico e talvolta lugubre delle sue canzoni, la prolissità ridondante ma impeccabile delle sue provocazioni sono il segno di una consapevolezza poetica e ironica della morte. Col suo spudorato narcisismo, col suo agitato pudore, con le sue maschere spersonalizzanti e autorevoli, questo alieno neoclassico, questo cavaliere errante nei regni dell’ambiguo, ha creato di continuo mondi che prima non c’erano. L’arborescenza molteplice è la verità dell’arte di Bowie. Egli è l’erede perfetto di Oscar Wilde, che fu la prima autentica pop star della storia, e della sua famosa affermazione “l’uomo è meno se stesso quando parla in prima persona. Dategli una maschera e vi dirà la verità”.

Dizionario etimologico-semantico dei cognomi italiani

(con Mario Alinei, PM Edizioni, Savona, 2017; ISBN978-88-99565-44-2; 22 €)

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Anche i cognomi sono parole del linguaggio comune, la cui origine si lascia rintracciare seguendo le regole dell’etimologia; e in Italia, pure essendosi affermati nel Medio Evo, essi risalgono, nella maggior parte, alla storia antica e alla preistoria. Per cui le categorie semantiche rivelate dalla ricerca sono in gran parte le stesse che appaiono nei dizionari etimologici e in quelli di toponomastica. Lo studio dei cognomi è quindi importante non solo per la linguistica, ma anche per la sociologia e per la storia e la preistoria culturale della loro area di formazione e diffusione. Con alcune aggiunte, e in una prospettiva etimologica diversa, i cognomi di questo libro sono i circa 15.000 analizzati nel Dizionario dei Cognomi Italiani di Emidio De Felice. La loro risistemazione per area semantica consente di valutare la diversa incidenza delle varie componenti storiche e sociali che sottendono alla loro formazione, suggerendo una dimensione meno aneddotica e più stratigrafica della vita delle nostre parole.

Speaking Australopithecus

A New Theory on the Origins of Human language

(Edizioni dell'orso, Alessandria, 2017; ISBN 978-88-6274-727-1; 10 €)

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This book, written with the archaeolgist Marcel Otte,  argues for a much greater antiquity of human language than has usually been presumed in recent research (according to which it was born with Homo Sapiens at the end of Middle Paleolithic – 50.000 years ago – or at the most with some Neandertal, 200.000 years ago), providing linguistic and archaeological evidence for seeing the appearance of Australopithecus, between 4 and 3 million years ago, as the stage of our evolution when the emergence of an articulated language took place.

INDEX: 

1. The dichotomy between primate calls and human speech

2. Chronological inadequacy of linguistics

3. Was there a capacity for language in Australopithecus?

4. First evidence: lithic-geolinguistic correlation

5. Second evidence: the millennial stability of languages

6. Third evidence: compositional syntax in animals

7. Fourth evidence: human words formation is illustrated by primates’ ‘linguistic’ response to stimuli

8. Why Australopithecus? Anatomy

9. Why Australopithecus? Habitat

10. Why Australopithecus? Tools

11. Why Australopithecus? Bone remains

12. Conclusions

References

Studi di ecdotica romanza

(Aracne editrice, Roma, 2016 ISBN 978-88-548-9725-0 pp.; 16 €)

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Modernamente intesa, l’ecdotica non è soltanto quella branca della filologia che studia i mezzi e i fini per allestire l’edizione di un testo, ma un atteggiamento critico che ha a che fare, a monte di ogni indagine, con la responsabilità del filologo nei suoi modi di accostarsi alla letteratura, intesa come luogo d’incontro di testi, autori e lettori. Gli studi di questo volume, incentrati sulla tradizione romanza (dai trovatori occitani al romanzo arturiano, dalla letteratura cavalleresca alla poesia del primo Novecento) sono al tempo stesso esempi di ecdotica applicata e riflessioni che, a partire da essa, mirano a mostrare la centralità della filologia – di una filologia che accetti la sfida di interrogare costantemente se stessa e i propri metodi – nel mondo contemporaneo.

Il giro del mondo in ottanta saggi

Scritti scelti di linguistica, filologia ed etnofilologia

vol. 1, Linguistica, etnolinguistica, dialettologia 

(Aracne editrice, Roma, 2015,  ISBN 978-88-548-9411-2; 574 pp.; 30 €)

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Ottanta saggi per una filologia terracquea e libertaria, concepita come cartografia, viaggio di esplorazione, a scapito delle filologie formali e nazionali e a vantaggio di una filologia del mondo, simile in parte alla Philologie der Weltliteratur, la “filologia della letteratura mondiale”, propugnata da Erich Auerbach. Tra indagini etnodialettologiche ed etnofilologiche, quest’opera intende testimoniare anzitutto quella stessa voracità e curiosità che animarono, al suo nascere, la grande tradizione filologica ottocentesca, indicando possibili direzioni di indagine verso territori en plein air in genere poco battuti dai filologi.

Carducci

(Salerno editrice, Roma, 2015, ISBN 978-88-8402-997-3; 304 pp.; 16 €)

 

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La figura poliedrica di Giosue Carducci (1835-1907) viene qui studiata a partire da un’analisi attenta della sua biografia, dagli anni giovanili in Lunigiana e Maremma fino all’approdo, ancora giovanissimo, a Bologna, dove insegnò Letteratura italiana e Filologia romanza all’Università, passando attraverso le sue prese di posizione politiche (o antipolitiche) e le sue tormentate vicende amorose. Poeta, professore, filologo, uomo pubblico dell’Italia risorgimentale, egli resta ancora oggi un personaggio più frainteso che letto. Nel libro viene approfondito in particolare il rapporto tra la sua indole rivoluzionaria, sdegnosa e solitaria e la società di transizione tra Ottocento e Novecento, che egli visse e interpretò in tutte le sue laceranti contraddizioni, e di cui la vastissima produzione  poetica e saggistica rappresenta una specie di mappa aperta e per certi versi ancora largamente incompresa. Lontano dagli stereotipi critici che hanno appiattito e museificato, a partire dalle antologie scolastiche, l’immagine di Carducci, e passata la “sbornia” delle varie celebrazioni ufficiali per il centenario dalla sua morte, l’autore restituisce in queste pagine il profilo di un poeta sfaccettato e inquieto, non di rado notturno e umbratile, irriducibilmente anarchico e libertario, e sempre attuale in quanto fieramente inattuale: un poeta europeo in bilico tra slanci polemici e rêverie crepuscolare, a cui Nietzsche pensò di affidare la diffusione dei propri scritti polemici e anticlericali, e che, unico tra i nostri scrittori dell’epoca a essere tradotto subito in diverse lingue, fu preferito come premio Nobel nel 1906 a scrittori e poeti quali Mark Twain, Rainer Maria Rilke, Henry James e Lev Tolstòj.

Philology

An International Journal on the Evolution of Languages, Cultures and Texts

(Peter Lang Publisher, Berne, Frankfurt am Main, New York, Oxford, 2016, ISSN: 2297-2625; 314 pp. )

 

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La rivista fondata e diretta da Francesco Benozzo, dedicata alla filologia intesa come "indisciplina" eversiva e onnivora, al di là delle specializzazioni e delle derive formalistiche della filologia d'oggi. Nella rivista compaiono articoli e saggi su testi ed etnotesti di diverse tradizioni, da quelle artiche a quelle australiane, dai testi medievali antico-francesi agli etnotesti sciamanici dell'area centroasiatica, senza ignorare le tradizioni che hanno lasciato e lasciano tracce grazie a sistemi segnici diversi da quelli alfabetici

Le origini sciamaniche della cultura europea

(Edizioni dell'Orso, Alessandria, 2015, ISBN 978-88-6274-590-1; 496 pp.;  35 €)

 

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I saggi raccolti in questo volume, all’intersezione di etnofilologia, antropologia culturale e fenomenologia della percezione, affrontano il problema della sostanziale continuità millenaria della nostra tradizione, identificando nello sciamanesimo un’immagine cruciale per comprenderne alcuni aspetti. Dando per scontato il fitto dibattito degli ultimi trent’anni sulla natura e sulle origini del fenomeno sciamanico (un dibattito che non appare ancora in grado di uscire dall’opposizione, dimostratasi fondamentalmente sterile, tra diffusionismo ed evoluzionismo), vengono analizzati, con riferimento a diversi, quegli elementi strutturali e portanti che consentono di attribuire al “professionista della parola” un ruolo cruciale, dal Paleolitico a oggi, nella costruzione del nostro immaginario. L’ipotesi di fondo è che, quando riflettiamo sulle origini dell’Europa, intesa nella sua accezione geoculturale più vasta, più che con i temi e le forme del cristianesimo, dell’islamismo, della civiltà carolingia, della civiltà ellenistica alessandrina, dei vari apparati statali e meta-statali che, in quanto macchine di asservimento, ne hanno segmentato e ne segmentano i territori, siamo costretti a fare i conti, già dalla preistoria, con un’ipotesi diversa e più radicata: forse è proprio in Homo poeta, e non nei vari stadi di evoluzione culturale, tecnica e sociale di Homo sapiens (faber, religiosus, politicus, laborans, oeconomicus, ludens, aestheticus, technologicus) che dobbiamo riconoscere il segreto (sciamanico) della nostra civiltà.

Dizionario etimologico-semantico della lingua italiana

(Pendragon edizioni, Bologna, 2015, ISBN 978-88-6598-593-9; 15 €)

 

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Da dove vengono le parole che utilizziamo? Perché molte di esse hanno cambiato radicalmente il proprio significato originario? Quali sono i modi in cui le parole si trasformano durante i secoli e a volte durante i millenni della loro evoluzione?

 

Questo libro di Alinei e Benozzo vuole rispondere in modo chiaro a queste e ad altre domande, mettendo a disposizione del lettore, anche non specialista, le acquisizioni, le scoperte e i metodi della ricerca etimologica.

 

Seguendo una periodizzazione che parte dalla preistoria e, attraverso l’età romana e il Medioevo, arriva fino alle parole nate in anni recenti, gli autori accompagnano il lettore nelle affascinanti e spesso imprevedibili vicende che caratterizzano la storia dei termini del nostro vocabolario, a partire dal riconoscimento delle principali aree di significato che ne hanno propiziato l’origine e l’evoluzione (parole derivate dalle attività di caccia e raccolta, parole di origine agricola o pastorale, parole provenienti dalla tessitura, dalla ceramica, dalla religione precristiana o cristiana, da antiche concezioni, da nomi di persona, da nomi di luogo, etc.).

Anarchia e quarto umanesimo

Un’intervista su irriverenza, scienza e dissidenza

(Bologna, CLUEB, 2012, ISBN 978-88-491-3690-6, 48 pp., 11,00 euro)

 

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Una riflessione sulla scienza come atto di consapevole ribellione, come pratica anti-dogmatica e come forma di irriverenza. In questa intervista Benozzo parla della necessità di riconoscere un nuovo umanesimo, terracqueo e nomade, in grado di farsi interprete delle sfide del multiculturalismo, del neoevoluzionismo e delle neuroscienze, di incontrare individui e volti prima che testi e tradizioni, e di conciliare la passione della conoscenza con una visione anarchica del mondo.

Breviario di Etnofilologia

(Lecce-Brescia, Pensa MultiMedia, 2012, ISBN 978-88-8232-989-1, 274 pp., 16,00 euro)

 

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A cento anni dalla pubblicazione del Breviario di Estetica di Benedetto Croce (1912), e nel centenario dalla nascita di Gianfranco Contini – l’autore, in risposta a Croce, del Breviario di Ecdotica (1986) – questo libro intende porsi come tappa ulteriore di una riflessione per una filologia che sia finalmente in grado di uscire dalle proprie procedure autoreferenziali e di occuparsi tanto di segni verbali quanto di segni non verbali, aggiornandosi rispetto alle acquisizioni emerse dal fitto dibattito epistemologico degli ultimi anni tra gli specialisti delle scienze cognitive, delle neuroscienze, dell’antropologia, dell’archeologia, della genetica. 
All’interno di quello che Benozzo ha proposto di definire come “Quarto umanesimo”, l’etnofilologia considera se stessa non come una disciplina, ma semmai come un’indisciplina, come una cartografia in divenire, come un insieme di possibilità messe in atto per conoscere gli esseri umani a partire dalle loro parole e dai testi che essi producono. Nel proprio modo di sentirsi parte attiva della tradizione, essa propone un accostamento e una risonanza con gli aneliti del pensiero anarchico, concependo se stessa come una filologia terracquea e libertaria, che non si occupa soltanto di manoscritti, problemi attributivi e apparati critici, ma di montagne, fuochi appiccati nella preistoria e lavandaie notturne. In questa visione della tradizione fatta di santi-sciamani e signori degli animali, di spiriti guida e creature pietrificate, di trovatori-cantautori e bevute sugli argini del fiume, anche gli autori e i loro testi, più che professionisti senza volto di un’arte letteraria, sono simili a errabondi incontrati nell’aria fresca delle serate estive.

 

Appello all'UNESCO per liberare Dante dai dantisti

(Alessandria, Edizioni dell'Orso, 2013, ISBN 978-88-6274-432-4, 16 pp., 4,00 euro)

 

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Un provocatorio appello all'UNESCO perché intervenga a liberare Dante dai filologi e dai critici che lo studiano. Una maniera ulteriore per riflettere e dialogare sul possibile futuro degli studi umanistici contemporanei, e per pensarli in modi più sorridenti e meno accigliati.

Etnofilologia. Un'introduzione

(Napoli, Liguori, 2011 ISBN 978-88-207-5045-9, 376 pp., 27,00 euro)

 

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Un libro appassionato nato da anni di inchieste sul campo, concepito per la libertà di pensiero e contro le derive autoritarie del metodo filologico: una riflessione sulle possibilità di interpretare la tradizione europea affrancandola dalla deformante immagine aristocratica e ‘alta’ connaturata alla natura elitaria delle attestazioni scritte. Benozzo auspica la nascita di una filologia che guardi a se stessa come a una scienza sociale e al passo coi tempi, una filologia ‘camminata’ che si faccia portavoce di concrete esperienze di sradicamento. In questa approssimazione nomadica e libertaria, i filologi potrebbero rinunciare alle loro mete consuete (le sale manoscritti e le biblioteche), per tornare nei luoghi, tra la gente, muovendo i primi passi verso una riconciliazione con la comunità da cui sembrano essersi a poco a poco allontanati.

Cartografie occitaniche

Approssimazione alla poesia dei trovatori

(Napoli, Liguori, 2008, ISBN 978-88-207-4239-3, 80 pp., 11,00 euro)

 

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La tradizione dei trovatori medievali è qui avvicinata con uno sguardo di tipo cartografico e archeologico, per salvaguardare quella molteplicità di strati e di reperti che la rende simile a un campo di scavi. L´idea che emerge da questo innovativo sopralluogo è che la poesia provenzale così come l´abbiamo sempre studiata non è mai esistita: non c´è alcuna prova dell´esistenza della maggior parte dei trovatori; non ci sono date reali alle quali riferirsi; il loro presunto caposcuola non ha mai composto poesie; l´“amore cortese” inteso come codice di comportamenti è un´invenzione dei filologi moderni. Resta, invece, una mappa non geometrizzabile in categorie storico-letterarie, la cui bellezza, fatta di vuoti e discontinuità, di una disarticolata e inconsapevole memoria poetica millenaria, è più simile alla geologia acentrica e anarchica di una struttura rocciosa che alle forme rassicuranti di un dipinto di paesaggio. 

«Questo libro cartografico apre e lascia aperta la mappa: è un intruso appoggiato sul terreno di scavi, e si lascia riconoscere in quanto intruso. In quanto tale, però, non assomiglia al piccone dell´archeologo lasciato sul terreno casualmente, ma a una sonda di rilevamento stratigrafico lasciata lì deliberatamente. Se piove forte, il fango la ricopre. Intorno, sotto e sopra di essa continuano a vivere i testi».

© 2020 by FRANCESCO BENOZZO